LETTERA A HÉLOÏSE

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FRANCESCA MUSSI X OSSERVATORIO FUTURA

A metà novembre scorso inauguravamo il primo approfondimento sul lavoro di Francesca Mussi.
Il pretesto era la personale che avrebbe avuto da Spazio Infernotto. Già lì, in quel momento, ponevamo le basi per strutturare una collaborazione che non si esaurisse dopo l’articolo numero uno (in quel caso, parliamo di un’intervista).
Ecco, ora che è passato un po’ di tempo e finalmente si inizia a vedere la luce in fondo al tunnel (non lo dico troppo ad alta voce per scaramanzia) il motore dell’arte che alimenta le attività espositive sembra aver iniziato a dare i primi colpi. Di conseguenza, anche la programmazione di Spazio Infernotto, con la relativa prima personale di Mussi, è finalmente pronta a mostrarsi — dal 15 febbraio fino al 31 marzo, visitabile su appuntamento dal lunedì al venerdì dalle 14.00 alle 18.00.
Concludendo, anche oggi, il nostro intento non è quello di recensire la mostra (tra l’altro, nemmeno noi l’abbiamo ancora potuta vedere dal vivo) ma di creare un ulteriore contenuto – aggiuntivo – al progetto espositivo. Un articolo più dettagliato – e forse ‘canonico’ – relativo alla mostra arriverà più avanti.

Dunque, ecco a voi in anteprima una lettera firmata dall’artista e indirizzata a Héloïse, altra grande protagonista della mostra, come capirete più avanti, e solo andandola a vedere dal vivo.



Milano, dicembre 2020

Cara Héloïse,  

Ho trovato un posto perfetto per esporre le opere d’arte di cui ti parlavo, è una cantina! Si chiama Spazio Infernotto ed è uno spazio indipendente a Torino. Una volta gli infernotti erano spazi sotterranei che venivano scavati nella terra per custodire il vino. Un luogo viscerale insomma.  

Oltre al video, ho scelto di esporre solo alcuni degli oggetti dei quali avevamo parlato. Mi ha fatto  piacere sai, parlare d’arte con te. Avevi ragione, il cassetto è un falso amico, custode dei nostri ricordi, ma può essere anche un rigido contenitore di categorizzazioni. Per questo ho escluso la possibilità di mostrarlo come oggetto a sé stante, meglio farlo diventare elemento complementare di altri oggetti: un indumento, un asciugamano… vedrò quando sono lì a costruire.  

Per l’appunto, spero di poter riuscire ad andare a Torino, almeno per allestire. Io e le ragazze siamo piuttosto scoraggiate per la situazione e abbiamo già rimandato l’apertura più volte. Tu sei ancora a Bruxelles al momento? Federico mi diceva che vi eravate sentiti per telefono. Come te la stai passando?  

Sono curiosa di sapere cosa ne penserai della mia mostra, sarà il parere più prezioso per me, visto il rimando al tema dell’appropriazione di cui parlavamo la scorsa volta: riconoscimento-appropriazione-trasformazione. Ed è vero, è una triade che funziona pressapoco con tutto.  Vedi, per esempio, dopo che è venuta l’ernia anche a me, ho capito di essermi avvicinata a te… più di quanto non lo fossi stata prima. E ora che mi sono appropriata di una tua specificità, è come se mi sentissi anche io Hèloïse… ed entrambe siamo proiettate in una inevitabile trasformazione. Ed è nella trasformazione che l’arte entra in scena.  

Se potessi scegliere, in che cosa vorresti trasformarti?  

Ho fatto un sogno stanotte, te lo devo raccontare perché ci sei anche tu: il lockdown era finito, venivi da me cantando una della tue solite canzoncine, eri spensierata, libera da qualsiasi preoccupazione, leggera. Quando ad un certo punto cadi a terra e ti frantumi in mille pezzi, boom! Io non ho neanche il tempo per girarmi e tu non ci sei più. Provo ad assemblare i tuoi mille frammenti caduti a terra mentre noto che la melodia che cantavi continua a sentirsi, anche lei in  maniera frastagliata, sovrapposta… non riesco più a seguirla. Io ero veramente impanicata, ma tu eri pacifica… o, almeno, questo percepivo… e sempre di più i tuoi pezzi perdevano la loro  connotazione umana, assomigliando così più a coralli…  

Forse il sogno descrive la frantumazione delle nostre certezze e della nostra materialità corporea che con il sottofondo tranquillo e inesorabile del tempo che passa mira sempre più a una dispersione biologica, a una mutazione… 

Sarebbe interessante farne un’opera d’arte! Tu come te la immagini?  

Poi ne parleremo assieme, se riuscirai a venire! Lo spero tanto!  

Aspetto tue notizie,  

Scrivimi presto!  

Francesca