SIAMO MACCHINE DESIDERANTI

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CLARISSA FALCO X MATTEO GARI

La ricerca artistica di Clarissa Falco (Genova, 1995) affronta da un punto di vista visuale e performativo la relazione tra corpo e tecnologia nelle sue implicazioni filosofiche, estetiche e politiche. Recentemente ha partecipato a: VISIONI (S)VELATE, mostra curata da Elena Bray e parte del programma di residenza VIR Viafarini-in-Residence, gennaio-aprile 2022; Mirrored in Spectral Machines, mostra in collaborazione con Camilla Alberti a cura di spazioSERRA e parte del programma espositivo VenerazioneMUTANTE, gennaio-febbraio 2022;  

Matteo Gari: Quali sono stati e, tuttora, sono i riferimenti culturali che orientano la tua ricerca artistica? 

Clarissa Falco: La mia ricerca artistica è l’espressione di temi che mi hanno sempre affascinata: corpi, tecnologie e fiction speculativa. La letteratura, il cinema e il mondo dei fumetti cyber-punk, della fantascienza e dell’horror perpetuano il meglio del rapporto corpo-macchina sottolineando la prontezza con cui i generi culturali definiti minori sanno registrare i cambiamenti sociali e dei comportamenti. In pratica sono generi che presentano elementi sia utopici che distopici e mi permettono di riconsiderare l’inestricabile interconnessione tra corporeo e tecnologico.

Clarissa Falco, Dream of a syntetic body – courtesy of the artist
Clarissa Falco, Dream of a syntetic body – courtesy of the artist

MG: Quando e in che modo hai preso coscienza del tuo interesse per il rapporto tra corpo e macchina? Come si è sviluppato questo pensiero nella tua pratica artistica?

CF: Dialogare con la scienza e chiedersi come essa affronta la materia corporea è ciò che muove il mio interesse verso l’elemento macchinico. Ho sempre trovato questo interesse come “innato”, già da piccola ero affascinata dalle archeologie industriali della provincia in cui sono cresciuta ma non ero consapevole delle potenzialità di questo immaginario. Ci tengo a sottolineare che nella mia pratica artistica, quando mi riferisco alle macchine, non intendo solo il loro aspetto strutturale, ma anche il campo discorsivo, scientifico e politico della tecnologia nel suo senso più ampio, quello che in termini più generici definirei l’Altro inorganico (termine che prendo in prestito da Rosi Braidotti).

MG: Diversi dei tuoi interventi hanno una connotazione performativa, in cui, persiste la presenza di oggetti meccanici che incarnano una sorta di protesi o prolungamento del corpo. In modulAZIONE (2020), per esempio, il corpo, la macchina e la natura si fondono e collassano in un’unica entità. In che modo la pratica artista può rappresentare una metodologia in grado di ispirare nuove modalità di immaginare sé stessi in rapporto agli altri elementi con cui conviviamo?

CF: Trovo che l’ibridazione sia il sintomo di un nuovo fenomeno che predilige il deviante o il mutante rispetto alle versioni più convenzionali dell’essere vivente e che ci fornisce appropriate rappresentazioni culturali dei cambiamenti e delle trasformazioni che caratterizzano il nostro contemporaneo. Attraverso la pratica performativa e scultorea cerco di uscire dall’immaginario putrefatto del vecchio, dove la bellezza del corpo anomalo non era stata concepita, per spostarmi verso una rappresentazione del soggetto incarnato che rende ineludibile l’urgenza di pensare l’unità del corpo-macchina, della carne e del metallo.

Clarissa Falco, Modulazione – courtesy dell’artista
Clarissa Falco, Modulazione – courtesy dell’artista

MG: I tuoi assemblaggi e le tue installazioni sono macchinari disfunzionali nati dalla fusione di elementi che, già precedentemente, avevano perso la propria utilità diventando degli scarti. Qual è il tuo pensiero sull’idea di inutilità? Personalmente credo sia una pratica di resistenza e sopravvivenza in una società, come la nostra,  volta alla funzionalità. 

CF: Sono assolutamente d’accordo con la tua posizione. Nel mio lavoro mi riferisco agli assemblaggi che creo come “macchini sterili” nel senso che, come hai ben detto, partono da una condizione di improduttività per poi prendere una forma differente ma che comunque non potrebbe funzionare. Fino ad ora questo approccio mi ha permesso di approfondire il concetto di corpo come “macchina desiderante” (in questo caso mi riferisco alle teorie di Gilles Deleuze e Félix Guattari). Superando la distinzione tra soggetto e oggetto, il corpo è privato delle proprie sembianze per diventare motore, parte di una macchina. I miei primissimi lavori, come la serie MOTORIA, proponevano di trasfigurare la corporeità degli esseri viventi in oggetti cyborg ponendo in risalto la retorica di una condanna verso quelle pratiche di cosificazione prodotte da una visione dominante capitalista.

Clarissa Falco, Motoria – courtesy of the artist

MG: Gli elementi meccanici che entrano nelle tue opere sono principalmente di origine industriale, come ingranaggi. Hai mai pensato di ragionare sul rapporto tra il corpo e dispositivi tecnologici di tipo digitale? 

CF: Come dicevo, finora la staticità dei miei lavori mi ha permesso di articolare e approfondire un certo tipo di discorso. Per i progetti futuri l’intento è quello di “dare vita” alle opere attraverso l’utilizzo di dispositivi digitali e intelligenze artificiali. Ho recentemente seguito una masterclass a Torino che mi ha permesso di avere più consapevolezza sull’argomento e mi ha spinto a ragionare su un paio di concetti che vorrei restituire visivamente.

MG: In che direzione vedi andare la tua ricerca artistica? Ci sono progetti in particolare che hai in mente di realizzare?

CF: Penso che il rapporto corpo, tecnologia e fiction speculativa rimarrà una costante nella mia ricerca artistica. Mi aspetto di sviluppare lavori che, come detto, utilizzino dispositivi tecnologici e AI per renderli “vivi”. Per iniziare vorrei servirmi di piccoli motori e circuiti elettrici per far fare dei movimenti alle sculture che realizzerò. Per quanto riguarda l’intelligenza artificiale, trovo che sia un argomento davvero molto vasto e che necessiti di essere approfondito costantemente, sia per la sua complessità che per tutte le implicazioni etiche e filosofiche che ha sulle nostre vite. In questo senso mi sento di dire che sto ancora studiando e che non voglio sbilanciarmi con progetti che risulterebbero essere “immaturi” ma in generale l’intento è quello di dare vita ad una riflessione sul ruolo del corpo nell’era dell’AI.

MG: Qual è la natura della tua collaborazione con Cell Online Project?

CF: Ho conosciuto Cell Online Project grazie alla call indetta nel 2021 in cui sono stata selezionata. Avevo partecipato con IRON SWAN, una video-performance in cui ricopro il ruolo di un’androide. L’intento era quello di analizzare la relazione tra corpo e identità partendo dalla teoria “The Uncanny Valley” sviluppata da Masahiro Mori. Diciamo che è stato il lavoro precursore di quello che vorrei sviluppare nei prossimi progetti, in questo caso avevo utilizzato il linguaggio performativo per affrontare l’argomento ma, come accennato, vorrei sperimentare con veri e propri dispositivi tecnologici.

Per approfondire ulteriormente quest’ultimo progetto abbiamo fatto a Elisa Gallenca, ideatrice del progetto Cellula e della piattaforma @cell_online_art_project, qualche domanda.

Clarissa Falco, Iron Swan – courtesy dell’artista

Osservatorio Futura: Che cosa ti ha colpito nella ricerca di Clarissa Falco?

Innanzitutto mi ha colpita una dote innata e davvero autentica di Clarissa: la capacità di far emergere dalle sue opere multiformi parti di lei, non in modo autoreferenziale ma altruista.

I lavori di Clarissa non impongono ma propongono e lo fanno con diverse modalità e tonalità che, nel suo caso passano anche attraverso la leggerezza e l’ironia, il saper raccogliere,mixare e sperimentare stili, tecniche, materiali e restituirli come corpi nuovi.

O.F.: Per quale motivo pensi che  il progetto presentato si presti bene a Cellula?

Perché Iron Swan è un video ma anche una performance che  comunicata attraverso dispositivi di piccole dimensioni, collocati in uno spazio atipico come Cellula, riesce ad amplificare in un paradosso spaziale gli aspetti onirici del corpo e della fabbrica.

Clarissa Falco, Doll’s Poliphony – courtesy of the artist
Clarissa Falco, Doll’s Poliphony – courtesy of the artist